Nel giugno del 1969, alla periferia occidentale di Aosta, una ruspa stava scavando le fondamenta di un palazzo.
A un certo punto tirò fuori una pietra scolpita a forma di figura umana, ancora dritta come qualcuno l’aveva piantata. Era la prima di oltre quaranta. Sotto quel cantiere c’era — e c’è ancora — un’area sacra frequentata senza interruzioni per seimila anni, oggi visitabile sei metri sotto il livello della strada.
Un ettaro di terra che ha visto tutto
Sembra impossibile, ma è così: in circa un ettaro, il deposito stratigrafico di Saint-Martin-de-Corléans documenta una storia continua che parte dal 4200 a.C. e arriva a oggi.
Neolitico finale, età del Rame, del Bronzo, del Ferro, epoca romana, Medioevo. La cosa più antica che gli archeologi hanno trovato non sono muri né tombe: sono solchi di aratura, tracciati come gesto rituale, non per coltivare. Subito dopo vengono grandi fosse circolari con macine e cereali. E tra le arature sono affiorate persino delle orme umane impresse nel terreno — le impronte di chi lavorava lì, seimila anni fa.
Il sito che gli somiglia di più, in Europa, è quello svizzero di Petit-Chasseur, vicino a Sion. Per il resto, non esiste nulla di paragonabile.
Aosta è a mezz’ora d’auto dall’Hotel Rendez-Vous di Châtillon: colazione presto, mattinata in città, pomeriggio sottoterra.
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Le figure in fila, e cosa può essere successo qui
Poi arriva la parte che mette un certo silenzio addosso. Tra la fine del IV e gli inizi del II millennio a.C. l’area si riempie di allineamenti: prima ventiquattro pali di legno, interpretati come totem, poi più di quaranta stele antropomorfe, scolpite per celebrare antenati, eroi o divinità.
Oggi sono esposte innalzate, nella sequenza originaria, in una grande sala: le attraversi in silenzio, con l’illuminazione che le taglia di lato, e ti guardano tutte insieme. Più avanti l’area diventa necropoli, con un imponente dolmen su piattaforma triangolare. E ci sono i dettagli che gli archeologi faticano ancora a spiegare: crani di ariete sul fondo delle fosse, denti umani che forse venivano seminati come rito propiziatorio durante l’aratura.
Non sappiamo chi fossero. Sappiamo cosa hanno lasciato.
Quello che sanno solo i local
Tre dritte per non uscirne con la sensazione di aver capito metà.
Primo: prendi l’audioguida e mettiti in conto un’ora e mezza. Il percorso si sviluppa su tre piani e dieci sezioni, e comincia con una discesa nel tempo — dall’oggi alla preistoria — che ha senso solo se la fai piano.
Secondo: guarda a terra, non solo davanti a te. Le arature e le orme sono la parte meno spettacolare e la più impressionante: è l’unico punto in cui vedi il gesto di una persona, non il monumento che ha lasciato.
Terzo: abbinalo alla mattinata romana in centro, ma nell’ordine giusto — prima il megalitico, poi Augusta Prætoria, così i duemila anni dei Romani ti sembreranno roba recente.
Nota pratica: il sito è in corso Saint-Martin-de-Corléans, a venti minuti a piedi da piazza Chanoux, ed è interamente al coperto.
Non una tappa, ma il pezzo che manca
Chi arriva ad Aosta di solito fa lo stesso giro: Arco di Augusto, Porta Prætoria, teatro, caffè in piazza.
Tutto giusto, e lo abbiamo raccontato anche noi. Ma quel giro comincia dal 25 a.C., come se prima non ci fosse stato niente. Qui scopri che c’era eccome: un luogo di culto e di sepoltura già antichissimo quando i Romani arrivarono, e così radicato che l’uso funerario continuò oltre l’epoca romana, fino alla chiesetta di Saint-Martin citata in una bolla papale del 1176.
Non è una tappa in più: è il pezzo che tiene insieme il resto.
☞ Il consiglio di Cristina
Prendi l’audioguida e va’ senza fretta: al coperto si visita benissimo anche se fuori piove o fa caldo. E tieniti la sala delle stele per la fine del percorso: è il momento per cui vale tutta la visita.
Seimila anni, in un’ora e mezza sottoterra
Una ruspa che sbaglia colpo, quaranta figure di pietra in fila, le impronte di chi arava questi campi prima delle piramidi: ci sono visite che valgono un viaggio da sole. Si fa tutto l’anno perché è al coperto, ma tra fine estate e autunno è particolarmente comoda: la mattina in città, il pomeriggio sottoterra. Con l’Hotel Rendez-Vous a Châtillon sei a mezz’ora dal centro di Aosta, con la mappa delle tappe già pronta e la cena a km0 al ritorno.





