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Chatillon (AO)

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Il Castello Gamba di Châtillon: 1200 opere d’arte in una dimora costruita per amore

Un maniero del Novecento con il primo ascensore della regione, un parco di oltre cinque ettari e una collezione che quasi nessuno si aspetta.

Da fuori sembra un castello feudale: promontorio roccioso, torrette, quella severità un po’ minacciosa che ti aspetti da una fortezza. Poi entri e trovi Casorati, De Pisis, Guttuso, Schifano. Il Castello Gamba è l’edificio più ingannevole della valle centrale — e quando alle tre del pomeriggio il fondovalle scotta, è anche la risposta più elegante alla domanda «e adesso cosa facciamo?».

Un castello che non è un castello

Il Gamba non ha difeso niente e non ha assediato nessuno: è nato più di novecento anni dopo i castelli veri della valle.

Tra il 1903 e il 1905 il barone torinese Carlo Maurizio Gamba lo fece costruire per la moglie Angélique Passerin d’Entrèves, così che potesse stare vicino alla sua famiglia, che risiedeva nel castello di Châtillon. Il progetto andò all’ingegnere Carlo Saroldi, che tirò su un palazzo dotato di ogni comfort dell’epoca — compreso un ascensore, il primo installato in Valle d’Aosta. Il gusto neogotico del salone d’ingresso, con la boiserie a pergamena e il camino in pietra con lo stemma dipinto, omaggiava una moda già al tramonto.

La storia finì male: Angélique morì nel 1909, a trentasette anni; il marito nel 1928. Senza eredi diretti, nel 1982 il castello fu venduto alla Regione.

 


Il bello è che si trova praticamente dietro casa nostra: dall’Hotel Rendez-Vous di Châtillon sono 20 minuti a pèiedi, vai e torni tranquillamente per cena.

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Quando l’arte contemporanea entra nel neogotico

Da lì comincia la seconda vita di questo posto. Oggi il Gamba ospita le collezioni regionali di arte moderna e contemporanea: un patrimonio costituito a partire dal 1948 che conta oltre 1.200 opere tra pittura, scultura, grafica e fotografia.

Il percorso si snoda su tre piani e ne espone più di 150, dall’Ottocento ai primi anni Duemila, attraversando le correnti del Novecento: i maestri della scultura italiana, gli artisti torinesi e valdostani del dopoguerra, le sale dedicate al Pop, all’Informale, alle ricerche neoconcettuali. L’effetto è un cortocircuito continuo: soffitti d’epoca e installazioni concettuali nella stessa stanza, un camino Belle Époque e a due passi una tela che urla.

Un modo di guardare l’arte che in un museo neutro non trovi — e che, curiosamente, funziona benissimo.

Quello che sanno solo i local

Tre cose che chi passa di fretta non fa.

Primo: non fermarti alle sale. Il castello è circondato da un parco all’inglese di oltre 50.000 metri quadrati, con essenze rare arrivate da tutto il mondo e alberi monumentali: d’estate è l’ombra migliore di Châtillon, in primavera regala una fioritura di narcisi e tulipani che pochi conoscono.

Secondo: cerca l’ascensore. Sapere che è il primo installato nella regione trasforma un dettaglio tecnico in storia del costume: nel 1905, quassù, era fantascienza.

Terzo: controlla le mostre temporanee prima di partire, perché capita che siano il motivo migliore per andarci proprio quella settimana. E tieni la fotocamera pronta già dal viale: il promontorio guarda la valle a 360 gradi.

Il museo che non deve convincere nessuno

Le grandi mostre estive delle città hanno un ritmo preciso: biglietto a orario, folla, dieci secondi per opera, uscita dal bookshop. Qui succede l’opposto.

Il Gamba è un museo dove capita di attraversare una sala da soli, di tornare indietro perché un quadro ti ha richiamato, di sederti fuori a guardare la valle senza che nessuno ti spinga. Non punta al numero di visitatori: si permette il lusso del silenzio.

Per chi cerca la meraviglia senza la calca — e ha già dato con le file al sole — è una mezza giornata che vale come un’intera.


☞ Il consiglio di Cristina

n estate il parco del castello è l’ombra più bella di Châtillon, e in autunno si accende di rosso e oro: porta la macchina fotografica, la luce di fine pomeriggio fa miracoli.


Arte, ombra e una vista a 360 gradi, a pochi minuti da qui

Un castello che inganna, una collezione che non ti aspetti, un parco enorme dove sparire per un’ora: certe mezze giornate valgono più di una gita in trasferta. Si visita tutto l’anno, ma tra fine estate e autunno dà il meglio, con il parco al massimo e la luce che si fa più bassa. Con l’Hotel Rendez-Vous a Châtillon sei a pochi minuti dal cancello: piano A del pomeriggio, o piano B perfetto se il tempo cambia.

Perché soggiornare all'Hotel Rendez-Vous di Châtillon

  • 400 m dall’autostrada A5
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