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Chatillon (AO)

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La miniera di rame di Hérin a Champdepraz: un’escursione nella storia industriale delle Alpi

Da Capiron a 1.641 metri: edifici abbandonati, una teleferica e una fontana datata 1913.

Ci sono camminate che regalano un panorama e camminate che regalano una storia. Questa è del secondo tipo.

Sopra Champdepraz, dentro il Parco naturale del Mont Avic, un sentiero sale a un villaggio che non è un villaggio: è quel che resta di una miniera di rame che a fine Ottocento era il maggiore fornitore del Piemonte, e che ha smesso di lavorare nel 1957.

Una montagna che si riconosce dal colore

La prima sorpresa arriva prima ancora di partire: la miniera si individua dal fondovalle.

Il tracciato ha un colore giallo-arancio inconfondibile, il segno del minerale, e una volta che sai dov’è non riesci più a non vederlo mentre percorri la valle. È il modo più immediato per capire quanto materiale sia uscito da lì. A fine Ottocento Hérin divenne il maggiore fornitore di rame del Piemonte; più tardi si passò alla pirite; nel 1957 il giacimento venne abbandonato e la montagna si riprese lo spazio.

Oggi il sito sta a 1.641 metri, dentro un parco naturale attivo dal 1989 che protegge il bacino del torrente Chalamy: una zona industriale del secolo scorso diventata area protetta.

 


L’imbocco della valle di Champdepraz è a poco più di venti minuti dall’Hotel Rendez-Vous di Châtillon: si sale al mattino e si rientra per pranzo.

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Cosa trovi lassù (e cosa fa più impressione)

Si parte da Capiron, a 1.231 metri, e si imbocca il sentiero 8A: circa 410 metri di dislivello e un’ora e un quarto di salita, su fondo escursionistico senza difficoltà tecniche.

In cima non c’è una vetta, c’è un paesaggio. Gli edifici diroccati che testimoniano lo sfruttamento del giacimento, il vecchio deposito di esplosivo, la partenza della teleferica che portava il minerale giù fino alla laveria in località Fabbrica. E in mezzo a tutto questo una fontana datata 1913: l’oggetto più piccolo del sito e quello che colpisce di più, perché è l’unica cosa fatta non per estrarre, ma per bere.

Ti fermi lì e ti viene automatico pensare a chi ci saliva ogni giorno, con il buio, per lavorare dentro la montagna. Quante escursioni conosci che ti fanno questo effetto?

Quello che sanno solo i local

Quattro dritte, e una regola.

Primo: scarpe da trekking, non da passeggio; il fondo è quello che ti aspetti da una miniera, pietroso e a tratti smosso.

Secondo: si sale passando oltre la località Barbustel fino al bivio, poi si prosegue fino a Capiron, dove si lascia l’auto — sbagliare l’accesso è l’errore più comune e costa mezz’ora.

Terzo: fine estate e autunno sono la stagione giusta, perché si sale al fresco, il bosco comincia a girare di colore e il tracciato arancione risalta ancora di più.

Quarto: porta acqua da casa, perché la fontana del 1913 è un monumento, non un punto di rifornimento.

E la regola, semplice: guarda, non entrare. I ruderi e le aperture di un sito minerario dismesso non sono in sicurezza, e tutto quello che c’è di bello si vede da fuori.

Il contrario del sentiero da cartolina

Ci sono escursioni che si scelgono per la foto e altre che si scelgono per la testa.

Qui non c’è il lago che si specchia né la vetta da postare: c’è un pezzo di Novecento lasciato a metà, in mezzo a un bosco che se lo sta riprendendo. È questo che la rende una camminata da adulti: mentre il turismo di massa cerca lo scenario perfetto, tu stai attraversando una storia di lavoro e di paesi che vivevano di una sola cosa.

Aggiungi che sei dentro il Parco del Mont Avic, uno dei posti meno affollati della regione, e hai una giornata che quasi nessuno, nella tua cerchia, avrà fatto.


☞ Il consiglio di Cristina

Il sentiero per Hérin parte da Capiron: circa 400 metri di dislivello e poco più di un’ora. Scarpe da trekking d’obbligo, il fondo è da miniera. E fermati alla fontana del 1913: è il punto in cui la giornata cambia tono.


Un’ora e un quarto di salita, cent’anni di storia

Un tracciato arancione che si vede da valle, una teleferica ferma, una fontana con una data incisa: certe camminate te le ricordi per quello che raccontano, non per quello che si vede in cima.

Da fine agosto a ottobre è il periodo migliore — aria fresca, bosco che cambia colore, nessuna coda — e con l’Hotel Rendez-Vous a Châtillon sei a poco più di venti minuti dall’imbocco della valle.

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