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Chatillon (AO)

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abitato Walser di Alpenzù Grande

I Walser di Gressoney: il popolo che costruì case di legno sopra «funghi» di pietra

Titsch, rascard e Castel Savoia: una cultura alpina arrivata dai valichi nel Duecento e ancora viva.

Ti è mai capitato di entrare in un paese italiano e non capire una parola di quello che dicono due anziani seduti su una panchina? A Gressoney succede ancora. Non è dialetto: è titsch, una lingua di origine germanica arrivata quassù dai valichi più alti a partire dal XIII secolo e mai più andata via. E ad agosto, mentre le mete più gettonate della valle si riempiono, la Valle del Lys resta un mondo a parte: prati alti, tetti di lose, case di legno che non toccano terra ma stanno in piedi su grossi dischi di pietra. Se cerchi un posto che non somigli a nient’altro — e che si visiti con calma, in due — sei nel posto giusto.

Un popolo arrivato dall’alto, non dal fondovalle

Quasi tutte le valli si popolano dal basso: si risale il fiume, si sale piano. I Walser fecero l’opposto. A partire dal XIII secolo scesero dall’attuale Svizzera scavalcando i colli più alti — il Colle del Teodulo tra gli altri — e si fermarono dove nessuno voleva stare: la Valle del Lys (Gressoney, Issime, la frazione di Niel a Gaby) e l’alta Val d’Ayas, il “Canton des Allemands”. Pastori, alpigiani, boscaioli e contadini che avevano imparato a vivere dove l’inverno dura otto mesi. Di quel viaggio resta soprattutto la lingua: il titsch a Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité, il töitschu a Issime — due parlate germaniche diverse a pochi chilometri l’una dall’altra. Sentirle usare davvero, non in un museo, è la prima cosa che ti fa capire dove sei finito.

Le case che non toccano terra

Poi guardi le case, e capisci il resto. I rascard (o stadel) sono costruzioni in legno di larice che non poggiano sul terreno: si alzano su grandi dischi di granito, i cosiddetti “funghi”. Non è un vezzo estetico. Quei dischi lasciavano circolare l’aria sotto il pavimento — perché il rascard nasce come essiccatoio per i cereali, oltre che come stalla, deposito del latte e abitazione — e il bordo sporgente impediva ai roditori di arrampicarsi. Sopra, il tetto in lose, le lastre di ardesia che reggono metri di neve. Sono edifici pensati da gente che aveva un solo raccolto all’anno e non poteva permettersi di perderlo. Sali a piedi al villaggio di Alpenzù, sopra Gressoney-Saint-Jean, e li vedi ancora allineati come allora, con il Monte Rosa che chiude l’orizzonte. Hai mai visto un’architettura che spiega da sola come si viveva?

Quello che sanno solo i local

Quattro dritte pratiche.

Primo: i villaggi alti — Alpenzù, Noversch, Eckò — si raggiungono a piedi da Gressoney-Saint-Jean, e vanno fatti al mattino, quando la luce entra di taglio tra le travi e non c’è nessuno.

Secondo: guarda sotto i rascard, non davanti. Il dettaglio che racconta tutto sono i funghi di pietra e il modo in cui le travi ci appoggiano sopra.

Terzo: a Gressoney-La-Trinité c’è l’Ecomuseo Walser, che mette in fila lingua, oggetti e vita quotidiana in una mezz’ora ben spesa; a Gressoney-Saint-Jean, in località Belvedere, c’è invece Castel Savoia, la residenza estiva della Regina Margherita: torrette bianche che spuntano dal bosco e, dentro, Art Nouveau e neogotico con le margherite dipinte ovunque, in omaggio alla sovrana.

Quarto: se non hai una giornata intera, il Musée Petit Monde di Torgnon — mezz’ora da Châtillon — conserva l’unico rascard a schiera di tutta la Valle d’Aosta. E porta una felpa: Gressoney-Saint-Jean sta a 1.385 metri, e anche ad agosto la sera si sente.

Non è un villaggio-museo, è un paese che vive

Le “case tipiche” nei posti troppo turistici hanno un problema: sono scenografie. Qui no. I rascard che vedi ad Alpenzù o nei villaggi sopra il Lys sono stati costruiti per lavorare, e molti servono ancora. La lingua non è un cartello bilingue messo per fare colore: è quello che due persone usano davvero per parlarsi. Il costume femminile — gonna scarlatta, corpetto con galloni dorati, cuffia ricamata in filigrana d’oro — esce nelle feste del paese, non nelle sfilate per il pubblico. Per una coppia che ha già visto abbastanza borghi “restaurati a tema”, la Valle del Lys offre l’unica cosa che non si può ricostruire: la continuità.

 

☞ Il consiglio di Cristina

Cerca i rascard e i greniers nei villaggi sopra Gressoney: i “funghi” di pietra sotto le travi sono il dettaglio che racconta tutto. Se puoi, sali ad Alpenzù a piedi nel primo mattino — un’ora di sentiero e ti ritrovi in un altro secolo, senza nessuno intorno.

 

Una lingua, un tetto, e un pomeriggio che non somiglia a niente

Due parole che non capisci, una casa sollevata su dischi di granito, un castello di fiaba in mezzo al bosco: certe giornate si ricordano perché non assomigliano a nessun’altra. Da luglio a metà settembre è il momento giusto, con i sentieri verso i villaggi alti aperti e i prati ancora verdi. E con l’Hotel Rendez-Vous come base comoda a Châtillon, al centro della valle: la Valle del Lys si raggiunge in poco più di un’ora, così parti presto e rientri per cena senza pensieri, con i prodotti del territorio che ti aspettano in tavola. Quando vuoi, ti aiutiamo a costruire la giornata.

Perché soggiornare all'Hotel Rendez-Vous di Châtillon

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